V
“Meglio mandar giù un solo boccone amaro”
La mattina seguente, o meglio, a mattina inoltrata, Gianni entrò in soggiorno per trovarsi davanti una scena imperdibile. Rimase a metà sbadiglio, la mano alzata.
Sul divano dormivano due figure. Andrew e Laurie. Andrew, che stava dalla parte dello schienale, e Laurie, mezza su di lui, trattenuta su dalle sue braccia.
Quello era un Kodak moment.
Silenziosissimo, girò sui tacchi e corse in punta di piedi fino allo studio, dove, la sera prima, aveva scovato una macchina fotografica. Mentre scattava a volontà, Olivier gli si affiancò, zoomando la scena.
‹‹Questa è la prima scena di tenerezza documentata nella vita di Andrew McGregor, principe scozzese del sangue, Sir inglese, rampollo della famiglia McGregor e incorreggibile solista›› stava commentando per i futuri spettatori.
‹‹Grande! Non sapevo che avessi portato la supercompatta!››
‹‹Shht. Parla piano. Non vogliamo disturbarli.››
Gianni fece una risatina malvagia.
‹‹Giusto. Almeno non prima di aver inviato il filmino a una ventina di persone.››
Il francese sogghignò.
Filmarono un altro po’, quindi, ai primi segni di risveglio, schizzarono via – tenendosi una mano sulla bocca per non emettere pernacchie.
E con questo, uno di loro era a posto. Però, che invidia.
A colazione le due vittime dovettero confrontarsi con strani, sfuggenti sorrisini. Andrew incrociò le braccia, truce.
‹‹Potete anche smetterla di trattenervi. Sappiamo benissimo che lo sapete.››
Olivier e Gianni spalancarono gli occhi. Poi rotolarono a terra dal ridere, mentre Laurie arrossiva. L’inglese osservò, impotente, mentre Olivier esplodeva in una serie di risatine da iena, e Gianni rantolava.
‹‹Har har har!››
‹‹Sì, sì, ridete pure. Riderò io quando la settimana sarà finita.››
Questo tolse loro il sorriso dalle labbra.
Olivier ricominciò a sbattere le uova, attività che stava imparando a odiare.
‹‹Si può sapere perché cucini sempre uova?›› osservò Gianni.
‹‹Perché non c’è nient’altro che si possa mettere insieme in un composto commestibile.››
‹‹Che mi dici della ricetta? Non vorrai propinarci altre omelettes?››
‹‹Ora sto preparando delle crêpes dolci. Se non ti va bene puoi anche rimpinzarti di cioccolato, e diventare un bombolone.››
L’italiano gli fece una boccaccia mentre non guardava, strappando uno sghignazzo ad Andrew. Poi infilzò il coltello nel tagliere.
Il suo sguardo vagava sul soffitto.
‹‹A proposito della settimana. Oggi è mercoledì. Il primo giorno. Mercoledì prossimo dovremo avere tutti una fidanzata.››
‹‹Consenziente›› precisò Laurie, notando il suo aspetto vagamente disperato.
‹‹Consenziente, certo. Per chi mi avete preso?!›› Si passò una mano nei capelli, mentre un firmamento di stelle brillava sulla parete. ‹‹Le ragazze cadono ai piedi dei tipi come me.››
‹‹Per la puzza›› specificò Olivier.
E la sua piccola vendetta generò una mezz’ora di schiamazzi. La colazione rischiò più volte di finire in pattumiera. Alla fine Olivier cosse l’ultima omelette, Laurie la farcì e tutti migrarono in soggiorno, sedendo sul divano per guardare un programma di musica folcloristica.
La ragazza improvvisò persino un balletto, con Gianni in qualità di ridente cavaliere. Andrew se la mangiò con gli occhi. Laurie ballava per lui, per se stessa, ancora libera dalla prigione degli sguardi.
Olivier tornò dicendo d’aver telefonato a Ralf.
‹‹Cosa ha detto?››
‹‹Che ha già mandato la lancia. Pare che il nostro amico conoscesse qualcosa.››
‹‹Lo sapevo›› commentò Andrew. ‹‹La prossima volta che usa quel tono con me, parto e lo riempio di legnate… così parlerà. Se avessi immaginato solo la metà di quello che ci aspettava al colloquio…››
‹‹Tu poi hai da star zitto, caro mio›› rimbeccò Gianni. ‹‹Visto che sei già a posto.››
‹‹Dannazione, gli devo anche un favore, a quel bastardo.››
Laurie sorrise.
‹‹E ora? Che facciamo?››
‹‹Scendiamo la montagna.››
‹‹Come?!›› sputacchiò l’italiano. ‹‹Ma se fuori non c’è neanche l’ombra di una guida!››
Olivier alzò le spalle.
‹‹La scendiamo ugualmente.››
Andrew tamburellò con l’indice sulle labbra. ‹‹Dopo le acrobazie che hai compiuto su quell’aeroplano, non mi dirai che hai paura d’un sentiero di montagna.››
Il ragazzo mosse i piedi, a disagio.
‹‹D’accordo. Ma le vertigini non mi sono passate. Solo perché uno è sopravvissuto una volta a qualcosa, non è detto che debba ributtarcisi…››
‹‹Come vuoi.››
Mentre loro argomentavano, Olivier controllò il bel cucù e fece due rapidi calcoli.
‹‹Ragazzi›› chiamò, ‹‹sarà meglio prepararsi e scendere. Da quel che ho capito la lancia è partita ieri sera e probabilmente è già nel lago. Se scendiamo di buon passo, ci vorrà almeno un’ora. Non voglio perdere un minuto di tempo.››
‹‹Corro a prendere le mie cose›› esclamò Laurie, scomparendo al piano inferiore. La casa era la tipica abitazione alpestre: un fianco appoggiato a quello crescente del pendio e, quindi, l’entrata al primo piano. Il pianoterra dava sbocco sul prato antistante, con una porta nascosta dal lungo balcone di legno.
Andrew guardò il punto dov’era sparita la sua ragazza.
‹‹Figuriamoci. Dovrà mettere insieme due valigie.››
‹‹Le nostre cose dove sono?›› saltò su Olivier.
‹‹Quali cose?›› rispose Gianni, sconsolato. ‹‹Abbiamo solo i nostri vestiti, i portafogli e i beyblades. Sbaglio o siamo arrivati qui scappando in fretta e furia? E’ già tanto se siamo saliti noi sulla lancia, l’altroieri.››
Sembrava pazzesco. Non era che un giorno che si trovavano in quel luogo e già dovevano lasciarlo.
‹‹Controlliamo comunque in giro. Se c’è qualcosa che ci serve, ripagheremo Ralf in seguito›› disse Andrew.
E scesero a loro volta.
Ottantacinque minuti dopo indugiavano sull’ultima curva prima del lago.
La malga non si vedeva più. Del resto, all’andata avevano potuto darle un’occhiata solo da vicino. Ralf sceglieva bene le sue proprietà.
‹‹Che peccato›› sospirò Laurie. ‹‹Ci si stava bene.››
‹‹Già certo, bene per chi ha il ragazzo.››
Lei sorrise malignamente.
Gianni calciò una pietra, guardandola rotolare giù per il fianco roccioso della gola.
‹‹Mah, non so. Io sto cominciando ad abituarmi alla vita da girovago. Potrei anche lasciar perdere tutto e unirmi a un circo.››
Quella sortita fece ridere gli amici a crepapelle.
‹‹Gianni, quando sei depresso sei unico›› commentò Olivier.
‹‹Io non sono depresso. Sono solo realista.››
‹‹Evita i circhi›› sogghignò Andrew. ‹‹Pochi applausi, poche donne.››
‹‹Sì, e le atlete?››
‹‹Ti ridurrai con una contorsionista, visto che odi le altez…››
‹‹State giù!›› sibilò improvvisamente Laurie.
Ognuno si buttò a terra, appiattendosi contro i sassi. Lei sbirciò oltre. Erano proprio sopra il lago.
‹‹Ma che c’è!›› protestò Gianni in un sussurro.
‹‹Guardate…››
Le loro teste sorsero contemporaneamente dal sentiero, cercando il motivo dell’allarme. I loro occhi scandagliarono febbrilmente la zona; per posarsi sull’acqua.
‹‹E’ la lancia›› fece Andrew.
‹‹Cosa c’è di strano?›› aggiunse Olivier, interrogando la ragazza con lo sguardo. ‹‹Mi preoccuperei se non ci fosse.››
Lei scosse la testa, indicando silenziosamente qualcosa. Poi lo videro. La lancia non stava aspettando loro. Anzi, era appena entrata nel bacino, e virava per attraccare. Il pastore, quando gli lanciarono una corda, sobbalzò per lo spavento.
Legò la cima e saltò in sella ad un montone, galoppando via a tutta birra.
‹‹Sta scendendo qualcuno.››
Erano una… due… tre persone. Più un’altra che portava degli ombrellini. I loro occhi rischiarono di schizzar fuori delle orbite.
‹‹Hhn›› aspirò Gianni, ritraendosi. ‹‹E’ Miss Lardosa!››
‹‹Insieme a Racchia Maggiore e Piagnucolosa›› concluse Andrew.
Osservarono i loro movimenti. Sembrava che volessero intraprendere lo stesso percorso compiuto da loro la mattina precedente.
‹‹Ma che ci saranno venute a fare qui?››
‹‹Secondo te quale ragione le spingerebbe a venire qui?›› rimbeccò Olivier. I ragazzi si guardarono.
‹‹Noi›› gemettero.
‹‹Non è nelle regole!›› esclamò Laurie, ‹‹Avete fatto un patto, loro non dovrebbero trovarsi qua!››
Gianni si stropicciò il mento, pensieroso.
‹‹Il patto lo abbiamo fatto con le nostre famiglie. Probabilmente i Mostri non vogliono mollare la presa neanche per una settimana.››
Olivier rabbrividì.
‹‹Se sperano di convincerci che loro sono le nostre ragazze ideali…››
‹‹…avranno una brutta sorpresa›› terminò Andrew.
Laurie gli si accovacciò di fianco, prendendogli la mano.
‹‹Ascoltate. Ci metteranno almeno tre ore a compiere la salita, soprattutto la palla di lardo. Noi siamo più leggeri e conosciamo la strada. Venite. Risaliamo.››
Il ragazzo protestò, mentre gli altri sorridevano.
‹‹Non c’è sbocco una volta arrivati lassù!››
‹‹C’è›› affermò Gianni, diabolico.
‹‹C’è?››
‹‹L’abbiamo scoperto ieri, durante la passeggiata. E’ un po’ impervio ma sicuro, e punta dritto in Svizzera. La terra delle persone più discrete che ci siano.››
‹‹Fantastico.››
‹‹Che aspettiamo? Gambe in spalla.››
Si avviarono di buon passo, lasciando il lago dietro di sé. Nell’immaginare le facce delle sorelle von Fuchs - che credevano di coglierli di sorpresa - nella malga vuota, scoppiarono in una fragorosa risata.
Dopotutto, se la cavavano sempre.
E l’avventura continuava.
‹‹E poi? Siete arrivati alla scorciatoia?›› chiese Max, le gambe incrociate. Il cerchio di ascoltatori si protese, curioso.
Gianni sospirò, piegato sotto una coltre di depressione.
‹‹Qualcuno di voi può aprire una finestra?››
Mao balzò in piedi e spalancò la grande anta di vetro, lasciando entrare una folata di vento. L’aria portò con sé i profumi estivi del parco Boringer, lussureggiante sotto la pioggerellina degli annaffiatoi programmati.
Mancavano poche ore allo scadere della settimana.
Olivier si girava i pollici, lo sguardo basso.
Non ce l’avevano fatta.
‹‹Grazie.››
‹‹Allora, quella scorciatoia?›› incalzò Takao.
‹‹Sì, ci stavo arrivando. Siamo tornati alla malga in tre quarti d’ora, sfiatati. Ma il vantaggio non ci bastava, e abbiamo subito imboccato la scorciatoia. Si trattava di un vecchio sentiero ormai in disuso, invaso da frane, sterpaglie, cancellato. Sono state necessarie molte deviazioni. Ad un certo punto credevamo d’averlo perso.››
‹‹Ma, fortunatamente, Laurie aveva con sé il suo binocolo›› aggiunse Olivier.
L’altro annuì.
‹‹Immagino che poi abbiate proseguito attraverso la Confederazione Elvetica›› osservò Il Professor Kappa, digitando qualcosa sul suo onnipresente portatile.
‹‹Sì. Volevamo andare in Italia. Per farlo avevamo bisogno di un aeroporto. L’unico abbastanza discreto era quello di Vaduz.››
‹‹Dunque siete andati a sud.››
‹‹Esattamente. Lì abbiamo preso un jet e, fatto scalo a Milano, siamo atterrati a Roma. Nutrivamo ancora la speranza di risolvere la nostra situazione. Dopotutto, Andrew c’era riuscito.››
‹‹Ma non è stato così›› completò Sabine.
‹‹Certo che no›› rispose suo fratello, scuotendo il capo. ‹‹Abbiamo dato la caccia a tutto quello che respirasse, ma non c’è stato verso…››
Il gruppo scoppiò a ridere. Lui e Gianni scurirono in volto.
‹‹Non c’è alcun bisogno di ridere. E’ già abbastanza umiliante così com’è.››
Gli altri smisero subito, cercando di apparire contriti.
‹‹Ma com’è possibile che non abbiate trovato nessuna?›› saltò su Mao, sistemandosi il fiocco in testa. ‹‹Sposare un uomo ricco e bello è il sogno di qualunque ragazza. Ci si ammazza su partiti del genere. E mi sembra che voi siate sia belli che ricchi.››
Olivier arrossì al commento, mentre Rei sfidava Gianni ad avvicinarsi. Andrew, rimasto zitto fino a quel momento, guardò la ragazza.
‹‹Tu ti sposeresti subito? Ora?››
Lei sbatté le palpebre.
‹‹Certo che no.››
‹‹Neanche con Rei?››
I due eguagliarono il colore della moquette.
‹‹Certo che no!›› farfugliò Mao. ‹‹Cioè, non ora.››
‹‹Ecco, vedi? Perché una qualunque altra ragazza dovrebbe volerlo fare? E tu Rei lo conosci da quando sei nata. A quindici anni si è giovani, pieni di vita. L’ultima cosa che si pensa è legarsi a qualcuno in un modo così impegnativo. Prendi Max e Sabine: si vogliono bene, e hanno passato una situazione non dissimile alla nostra. Eppure, guardali. Stanno insieme, tutto qui.››
‹‹Fortuna sfacciata›› esclamò Olivier.
‹‹Parli come un uomo di ottant’anni›› commentò invece Gianni, mentre Sabine sorrideva giuliva e Max si indicava da solo, rosa.
‹‹D’accordo, d’accordo, ma poi?›› gridò Takao, sovrastando le altre voci. ‹‹Quando siete arrivati a Roma?››
Nella stanza tornò il silenzio, rotto solo dalla voce di Gianni.
‹‹Beh, come dicevo a loro, abbiamo contattato le mie conoscenze.›› Sventolò un’agenda; al dividersi delle pagine si sarebbe intravisto un mondo d’inchiostro, steso fitto fitto. ‹‹Duecentottantasette nomi, escluse le amicizie del circondario.››
I presenti fecero un fischio – che a Rei costò un pizzicotto. Poi, sotto i loro occhi attoniti, l’italiano gettò via il libretto.
‹‹Uno più inutile dell’altro.››
Takao lo afferrò al volo.
‹‹Eh eh eh… non importa. Lo prendo io.››
‹‹Fai davvero un brutto affare.››
Improvvisamente tutti tacquero. Nel corridoio risuonavano dei passi.
Fissarono in quella direzione, sospettosi. Si avvicinavano. Erano accompagnati da un suono tintinnante. Erano davanti alla porta…
E tirarono dritto.
‹‹Fiuu…›› fece il Professor Kappa, tergendosi la fronte.
Olivier emise una lugubre risata.
‹‹Avanti, non crederete ancora di essere qui in incognito. Sanno benissimo che stiamo parlando con voi.››
Gli ospiti balzarono in piedi, allarmati.
Andrew li squadrò con sufficienza, parlando a denti stretti.
‹‹Sedetevi, signori. Non è il momento di fare stupidaggini.››
‹‹Ma se stanno ascoltando…›› protestò Rei.
‹‹Non gli interessa sapere che cosa stiamo dicendo›› proruppe Olivier, dignitoso nella sconfitta. Rimase perfettamente fermo, seduto sulle gambe, con le mani sulle ginocchia. ‹‹Gli basta sapere dove siamo. Ormai ci hanno in trappola.››
‹‹Ma non è giusto›› ribatté Takao, deluso.
‹‹Takao ha ragione›› interloquì Max, facendosi avanti. ‹‹La settimana non è ancora scaduta. Dovreste poter uscire e…››
‹‹E fare cosa?›› chiese Gianni, ‹‹fare cosa? Il ricevimento inizierà alle otto in punto. Non troveremmo una ragazza in tre ore neanche se ci votassimo alla Madonna. Non l’abbiamo trovata in una settimana!››
Andrew abbassò gli occhi.
‹‹E’ per questo che ci siamo lasciati prendere, quando ci hanno intercettato ad Ostia. Avrei potuto far da diversivo, mentre Vier e Gianni scappavano, ma anche loro sapevano che ormai era inutile.››
Takao strinse i pugni.
‹‹Magari sei tu che non volevi impegnarti abbastanza! Comodo aver la ragazza, eh?!››
Gianni e Olivier però lo trafissero con occhi fiammeggianti.
‹‹Non hai alcun diritto di dar la colpa ad Andrew. Lui è stato semplicemente più fortunato di noi!›› esclamò il primo, iroso.
Il francese invece incrociò le braccia, parlando con voce bassa e calma. I Bladebreakers zittirono, inquietati da quella che, per la prima volta, si rivelava come la sua collera.
‹‹Monsieur Takao, tu sei una persona molto istintiva, che fa affidamento sull’ispirazione improvvisa per vincere. Questa è una qualità che, usata male, può diventare il peggior difetto. Dimmi, hai mai provato a ragionar freddamente su qualcosa?›› il ragazzo annuì, piccato. ‹‹Bene, e allora converrai con me che non c’è alcuna ragione al mondo per offendere il nostro amico. Noi abbiamo rifiutato il suo aiuto. Non poteva imporlo, come invece avresti fatto tu.››
‹‹Ma perché?››
Olivier sospirò. Era più difficile di quanto avesse pensato.
Sabine, che gli voleva un bene infinito, gli venne discretamente in aiuto.
‹‹Quello che Vier sta cercando di dirti, Takao, è che bisogna imparare a capire con rapidità ciò che è meglio e ciò che è peggio. Scappare sarebbe stata una perdita di tempo. Avrebbero comunque dovuto prender la via del ritorno.››
‹‹E se non avessero voluto?›› ribatté lui.
Gli altri inarcarono le sopracciglia.
‹‹Come, se non avessero voluto?›› fece Max.
‹‹Intendi dire che avrebbero potuto scappare e non farsi più vedere?›› chiese Rei.
‹‹Effettivamente era una possibilità›› rifletté Mao.
‹‹E vivere così, alla giornata?›› intervenne Gianni, fissando a turno loro e la moquette. ‹‹Lontani dal mondo che conosciamo, l’unico, in fondo, in cui sappiamo muoverci, per essere ciò che non siamo? Io non ci riuscirei.››
‹‹Nemmeno io›› disse Olivier, alzandosi.
Cominciò a marciare per la stanza.
A quell’ammissione calò un silenzio denso di significato, in cui ognuno seguì i propri pensieri. Le pendole di tutta la villa battevano le cinque e mezza, spargendo il loro suono per la tenuta. Olivier scrutò i pergolati, le aiuole, il sentiero che conduceva all’immensa distesa dei boschi, il suo regno personale. Varie immagini di sé e sua sorella, da piccoli, si materializzarono su quell’erba, ipnotizzandolo e facendolo sentire troppo stanco per la sua età. Sabine aveva sempre preferito la sicurezza del giardino. Giocavano sempre lì; poi, quando lei si fosse addormentata sul dondolo, lui avrebbe proseguito per il bosco. Dove aveva incontrato Unicol.
Senza dubbio, il tempo dei giochi era finito.
Quando la ragazza intrecciò le loro dita, lo trovò profondamente amareggiato.
‹‹Non posso vederti così, fratellino.››
Lui non rispose.
‹‹Io sarò sempre dalla tua parte. La scelta che farai, io la sosterrò. Non è ancora troppo tardi. Lo vedi? Siamo tutti qui. Siamo venuti per aiutarvi.››
‹‹Se lo farete, tu perderai la stima dei nostri genitori. L’abbiamo conquistata faticosamente, ricordi?›› le sorrise; era tanto dolce e bella. L’unica cosa che lo avesse mantenuto sano in quella casa di matti. ‹‹Non devi preoccuparti per me.››
Gli altri, che avevano udito l’ultima frase di Sabine, si avvicinarono.
‹‹Sabine ha detto bene, siamo qui per aiutarvi›› affermò Rei, con Mao che annuiva vigorosamente.
‹‹Giusto. Gli amici non si lasciano da soli.››
‹‹Ben detto›› rincarò Takao.
Gianni e Olivier si videro strappato un sorriso. Andrew si alzò in piedi, ficcando le mani nelle tasche posteriori dei pantaloni.
‹‹Beh… se sono tutti così decisi… allora ricomincio a insistere anch’io.››
‹‹Lascia perdere, Andrew›› disse Olivier.
Lui stette zitto, mentre dagli altri si levavano sonore proteste.
‹‹Guardate. Ognuno qui ha il proprio beyblade. Non dovete dire che una parola, e noi vi mettiamo il posto a ferro e fuoco.››
‹‹No, no.››
Cadde un altro sconcertato silenzio.
‹‹E’ iniziato come un gioco›› mormorò il padroncino di casa, fissando la lancetta che scivolava verso le sei. ‹‹Ora non lo è più. La vita è come una partita a scacchi. C’è chi vince e c’è chi perde. Oggi, noi abbiamo perso.››
‹‹Sì, la libertà!››
‹‹Takao, potremmo perdere molto di più. Al matrimonio c’è rimedio. Al disconoscimento, no.››
Takao strinse i pugni, rabbioso. Poi le braccia gli ricaddero sui fianchi. Gli altri si fissarono i piedi.
Anche loro avevano perso, quel giorno.
In Germania pioveva a dirotto.
Ralf Iurgens scrutò le proprie terre dal vetro semiappannato; al piccolo aeroporto privato c’era agitazione. Un vigoroso bussare sovrastò i tuoni apocalittici.
Si volse.
‹‹Signorino Ralf›› s’inchinò il maggiordomo, ‹‹in anticamera c’è il pilota che vi chiede udienza.››
Il giovane sospirò.
‹‹Ditegli che arrivo.››
E, dopo aver sigillato un biglietto con la sua antiquata cera rossa, si avviò all’anticamera, rigirandolo fra le dita.
Il pilota si alzò non appena lo vide. Era un amico di vecchia data, poco più grande di lui. La sua giacca di pelle nera grondava acqua.
‹‹Ralf.››
‹‹Johann. Un tempaccio, vero?››
‹‹Della malora. Sono davvero spiacente, ma questa sera, se accetti un consiglio d’amico, non metter piede in aereo. Il vento e la pioggia sono talmente forti che il volo sarebbe rischiosissimo. E poi ho appena scoperto un piccolo guasto all’altimetro; un piccolo guasto che può costare caro, in volo.››
Il tedesco camminò per la stanza, inquieto.
‹‹Lo temevo. Accetto il tuo consiglio, Johann. Sai che mi fido di te. Ma c’è una cosa che deve assolutamente arrivare in Francia, se io non andrò di persona.››
Il pilota sorrise, una nuvola di lentiggini sul naso prominente.
‹‹Affidala a me. Farò in modo che arrivi stasera stessa.››
‹‹In moto? Tua madre avrà la mia testa.››
‹‹Solo fino a Francoforte. Appena avrò sotto le mani una bella spider, vedrai che espresso so essere.››
Ralf cedette, ringraziandolo con uno dei suoi rari sorrisi. Gli consegnò un biglietto e il pilota lo chiuse in una busta di plastica, per evitare che durante il viaggio si bagnasse.
‹‹E chi sono i fortunati destinatari?››
‹‹Olivier Boringer e Gianni Tornatore. Dallo a uno o all’altro, non fa differenza. Loro sapranno certamente che farsene.››
Gli diede una pacca sulla spalla. Quella era, per chi lo conosceva, una dimostrazione di grande stima.
‹‹Fai attenzione, Johann. E grazie.››
‹‹Dovere, amico mio.››
Loro sapranno certamente che farsene. Ralf non era del tutto sicuro quando l’aveva detto, e faceva bene. Dopo che Johann ebbe attraversato pazzamente l’Europa ai trecento all’ora, seminando persino la polizia, ed ebbe consegnato il messaggio, dopo che Olivier l’ebbe aperto e letto, tutti si guardarono, perplessi.
‹‹Herr Iurgens è in vena di scherzi?›› domandò Gianni, strappandogli il foglietto di mano. ‹‹“Le signorine von Fuchs sono le presidentesse e fondatrici della S.R.A.T.S.”››
‹‹S.R.A.T.S.?!››
‹‹“Società per il Rispetto delle Anomale Tendenze Sessuali”. Chissà perché, ma mi viene naturale chiedermi come l’abbia scoperto.››
Gli altri soffocarono una risata.
Il ragazzo si sventolò con il foglio.
‹‹Beh? Che ce ne frega a noi?››
‹‹Assolutamente niente›› fece Olivier, che dal rintocco delle otto e mezza era un’ameba.
L’amico scrollò le spalle, appallottolò il biglietto autografo e lo gettò nel camino. Ma sulla traiettoria comparve la mano di Andrew.
‹‹Molluschi che non siete altro›› li apostrofò, irritato. ‹‹Non capite che dev’esserci una ragione più che valida per cui Ralf ha mandato il suo migliore amico ad ammazzarsi per le autostrade, pur di farci avere queste due righe?!››
Tutti sobbalzarono, disabituati al rumore. C’era stato un silenzio di tomba dalla fine dell’ultima discussione e Takao si era persino assopito. Si svegliò in quel momento, confuso e allarmato.
‹‹Eh? Che c’è? Che c’è?››
‹‹C’è che questi sciocchi hanno perso la capacità di ragionare›› rispose Andrew, senza neppure voltarsi.
Il Professor Kappa inforcò gli occhiali, accese Dizzi e cominciò a digitare furiosamente. Rei analizzò il biglietto, con Mao appesa alla spalla.
‹‹Questa sigla non mi è nuova.››
‹‹Devo preoccuparmi?›› sorrise la ragazza.
‹‹Ne avevano parlato a qualche trasmissione, ne sono certo.››
‹‹Oh yes, Rei ha ragione!›› esclamò Max. ‹‹A quel talk show con djPeace. Ci hanno dedicato una puntata intera.››
Le antenne degli European Dream si drizzarono.
In quella, Dizzi emise un segnale sonoro e il Professor Kappa esultò.
‹‹Ho trovato, ragazzi. E’ un’associazione in piena regola, molto famosa negli ambienti degli artisti. Questo perché… ehm, gli artisti hanno sempre… tendenze un po’ particolari. Tenetevi forte, le presidentesse sono proprio Miss Gretchen, Miss Gerda e Miss Magdalene von Fuchs!››
‹‹Palla di Lardo, Racchia Maggiore e Piagnucolosa.››
Quelli che nella confusione non avevano capito bene il contenuto del biglietto di Ralf fischiarono, impressionati.
‹‹Si danno da fare però.››
‹‹E non è tutto. Pare che l’idea sia venuta loro cinque anni fa, quando un’amica entrò in depressione e si uccise perché le persone che stavano loro attorno non avevano accettato i suoi, ehm, gusti.››
‹‹O magari si è fatta fuori per il dolore di esser loro amica?››
‹‹Andrew… non essere così carogna.››
‹‹E come fa?›› esclamò Gianni, beccandosi una scarpa in bocca.
Il Professore lesse le ultime righe.
‹‹Da quel momento hanno fondato la S.R.A.T.S. e difendono strenuamente i diritti dei diversamente orientati…››
‹‹Ma come parla?››
Andrew fece segno di tacere. Sembrava assorbire ogni parola e Sabine, che lo conosceva bene almeno quanto Ralf, poteva sentire gli ingranaggi del suo cervello girare vorticosamente.
‹‹…in campo sessuale. Sono delle fan sfegatate della loro stessa associazione, insomma.››
Con la fine della lettura terminò anche la conversazione. Ognuno guardò gli altri, esitante. Gianni sentì una strana presa allo stomaco.
Poi divenne rosso come un peperone.
‹‹Assolutamente no›› fu tutto quello che mise insieme.
‹‹Assolutamente no cosa?›› domandò Max.
‹‹Già, io non ci ho capito niente›› commentò Mao, il mento appoggiato sul capo di Rei. Questi taceva, le braccia conserte. Forse capiva dove andava a parare il discorso.
Andrew sogghignò.
‹‹Gianni, perché sei così pallido?›› fecero alcuni.
‹‹Perché ha capito qual è la soluzione che Ralf gli offre.››
‹‹Mh?!›› mormorarono tutti, stringendosi.
‹‹Anche tu, Olivier, vero?››
Il ragazzo fissava nel nulla.
‹‹Yuhuu?›› chiamò Takao, passandogli una mano davanti.
‹‹Smettila, per favore.››
‹‹Hey, allora sei vivo.››
‹‹Certo. Ma non sono sicuro di esserne tanto contento.››
‹‹Buuh, abbasso il pessimismo›› intervenne Sabine.
‹‹Aspetta di sentire il notizione.››
Andrew misurò la stanza in pochi passi, con un’aria di superiorità che, sebbene sapesse a loro unico uso, Olivier detestò. Li stava spronando, ma doveva stare attento a non esagerare. L’equilibrio era fragile.
‹‹Dicono che si dimostra di esser cresciuti accettando le sconfitte e le umiliazioni con un sorriso. Non molti possono dire d’averlo fatto. Ma è vero che da ogni sconfitta s’impara qualcosa, così come da un’umiliazione personale…›› li guardò entrambi, ‹‹…può venire un guadagno più grande di una vittoria formale. Noi ne abbiamo avuto un esempio quando i Bladebreakers ci hanno sconfitto.››
Gianni e Olivier annuirono, passandosi una mano nei capelli, sulla bocca. Adesso anche il francese aveva preso colore, ma molto più di quanto sua sorella auspicasse salubre.
Insomma, che cosa dovevano ben fare?
‹‹Ma… eh ma… insomma…›› interloquì Takao.
‹‹Vorreste spiegare anche a noi?›› aggiunse Mao.
Gianni andò al mobile dei liquori, prese il più forte, ne versò due generosi bicchieri e uno lo diede ad Olivier, che buttò giù tutto d’un fiato. Con quello divennero paonazzi.
‹‹Cough cough!››
‹‹E’ semplice›› rispose il primo, voltandosi. ‹‹Ralf ci sta dicendo che l’unico modo per non sposarci con quelle è dir loro di essere gay›› tutti arrossirono fino alla radice dei capelli. Improvvisamente capirono e solidarizzarono. ‹‹Anzi, probabilmente… di dimostrarlo.››
Olivier rischiò di strozzarsi.
‹‹I Mostri rispettano fino alla maniacalità gli omosessuali. Hanno fondato un’associazione per non costringerli ad accettare scelte fatte per loro da altri. E non lo diranno a nessuno. Insomma, Ralf ci sta regalando la libertà su un piatto d’argento.››
Guardò l’amico. Una silenziosa conversazione si svolse tra loro. Potevano affrontare anche questa, insieme?
Olivier annuì, deciso.
‹‹Noi non siamo dei codardi.››
‹‹No. E perciò lo faremo!››
(continua)