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Altra fanfic ispirata al manga/anime di Takao Aoki, sempre di qualche annetto fa. I protagonisti sono gli European Dream e, a quanto mi è stato detto, questo è uno dei principali motivi per cui la storia viene apprezzata tanto... in effetti i quattro europei sono piuttosto trascurati, nel fandom. Io, personalmente, li adoro. Sono tutti diversi, quindi più facili da scrivere, e poi il loro stretto cerchio d'amici è molto simile al mio (al femminile ^^; anche se noi non litighiamo tanto! E non giochiamo a bey...); per questo, costituiscono un'inesauribile e spontanea fonte di humor.
Se non avevate ancora letto la fic, spero vi piaccia. E' in cinque parti. Posto qui la prima (metà: a quanto pare, il post sarebbe troppo lungo).

 
 
Info
Serie:
Beyblade
Genere: azione, comico, romantico
Personaggi: Andrew McGregor, Gianni Tornatore, Olivier Boringer, Ralph Iurgens
Rating: PG13
 

 
 

Chi ha detto che mi voglio sposare?!

 

by Melitot Proud Eye

 

 

  

I

“La festa”

 

Presto o tardi, nella vita di un ragazzo arriva il momento di prendere delle decisioni. Anche nella vita di un ragazzo molto viziato, ricco e capriccioso, che resterebbe sempre in braccio a mamma e papà.

Molte volte queste decisioni rimangono entro la sua giurisdizione.

Tuttavia, nella vita di questo giovane rampollo c’è una cosa che può sfuggire di mano.

Può mandare in frantumi patrimoni, amicizie, stabilità mentali.

Può iniziare come un sogno e finire come un incubo. Ma può anche iniziare come incubo già da subito.

E’ un mondo nuovo ed inesplorato e, per questo, nell’immaginario maschile assume toni foschi e indistinti.

Di sicuro il giovane di sangue vivo tende ad evitarla come la peste.

Purtroppo, però, arriva per tutti.

Il suo nome è matrimonio.

 

‹‹Gianni, vorresti smetterla per piacere?››

La luce degli splendidi lampadari di cristallo brillò sulla porcellana di un servizio completo, che Gianni Tornatore stava meticolosamente impilando. Ad ogni tazza aggiunta uno stuolo di ragazze lo avrebbe applaudito.

Ormai la torre raggiungeva una discreta altezza.

‹‹Andiamo, Vier… non fare il musone. Non vedi come si divertono?››

‹‹Non sto facendo il musone›› rispose il ragazzino, strappando di malagrazia lo champagne ad un cameriere. ‹‹Quello è il servizio originale Wedgwood che Andrew mi ha regalato il Natale scorso. Lo sai quanto ci tiene.››

L’altro sbuffò, annoiato.

‹‹Ma è tuo, no? Una volta regalato, ci puoi fare quello che vuoi›› e rivolse un sorriso smagliante alle ammiratrici.

Olivier sospirò, sorseggiando lo champagne. La scelta di sua madre era sempre eccellente.

Non sapeva quanto si sarebbe ricreduto nel giro di tre ore.

‹‹Insomma, è questa festa che mi deprime. Io mi aspettavo musica classica, spettacoli, i fuochi d’artificio a termine della serata. E invece guarda. Guardati intorno. E’ la prima volta che mi vergogno di una festa in mio onore.››

Gianni incrociò le braccia, dimenticando per un attimo le ragazze.

‹‹In effetti sono rimasto un po’ stupito dalla mancanza del teatrino - ormai la comédie era diventata una tradizione. E anche dell’opera, per non parlare della quadriglia, dove rimorchiavo così bene…›› Improvvisò un sorriso, rendendosi conto d’aver fatto una gaffe. ‹‹Ma questo non significa affatto che sia una festa deludente! Anzi, il cibo, i costumi, la compagnia… sono raffinati come sempre.››

Olivier sprofondò nella poltrona color crema.

‹‹Ormai ci conosciamo da parecchio, non c’è bisogno di indorare la pillola.›› Guardò la pila di tazze. ‹‹Ti stai annoiando anche tu, vero?››

‹‹Ehm…››

Olivier sprofondò ulteriormente.

‹‹Ma almeno tu hai sempre un ventaglio di belle ragazze intorno.››

‹‹Che stai dicendo?›› esclamò l’italiano, salutando una brunetta. ‹‹Tu non sei meno affascinante di me. Il tuo difetto è la timidezza. Coi ragazzi attacchi subito bottone, mentre la vista di una donzella ti lascia gentile ma impietrito. Goditi la vita!›› e così dicendo abbracciò tre deliziosi esponenti del gentil sesso, tutti seduti sulle sue gambe.

Una gocciolina di sudore imperlò la guancia dell’amico.

‹‹Mah.››

Poi notò un movimento con la coda dell’occhio.

Accadde tutto in un attimo.

Un donnone arrivò a passo di marcia, oscillò paurosamente sulle gambe-prosciutti e precipitò fra le torri di porcellana… abbattendole una dopo l’altra. Le ragazze di Gianni si dispersero gridando. Ma il grido più acuto fu quello che squarciò la gola di Olivier.

‹‹Noooooooooooooooooo!››

E, nel silenzio generale, gli unici suoni udibili furono il pianto disperato del ragazzo, curvo sui resti, e la rispettosa domanda di Gianni: ‹‹State bene, signorina?››

Essendo un latin lover, Gianni non poteva abbandonare una fanciulla in difficoltà; anche se la fanciulla non era una principessa. Ma la ragazza era molto, molto al di là delle sue peggiori aspettative.

Una mano carnosa e sudaticcia afferrò la sua, galantemente tesa. Gianni si violentò la faccia per non lasciar trasparire il disgusto, obbligandosi a restar fermo. E non era finita: nell’alzarsi l’amabile creatura lo tirò in terra, senza neanche offrire delle scuse.

‹‹Ouch.››

Olivier alzò gli occhi dal motivo del suo dolore.

Non poté che fissare con orrore ciò che si presentava agli occhi di tutti. Gianni indietreggiò, pulendo nervosamente la mano sui pantaloni del gessato.

La creatura era a malapena definibile umana. Aveva la stazza di una balena e, in mezzo alla faccia da razza, due occhietti porcini che scrutavano intorno con malignità. I capelli, normalmente la salvezza delle donne poco attraenti, nel suo caso peggioravano la situazione: stopposi, slavati, male acconciati.

Ai bisbigli degli altri ospiti la creatura puntò altezzosamente il naso al soffitto.

‹‹S-state bene, signorina?›› balbettò Gianni.

‹‹Hmf›› rispose quella.

E cannoneggiò via, terremotando il suolo. Il ragazzo crollò sulla poltrona.

Olivier lottò tenacemente per qualcosa contro un cameriere e venne piangendo sull’oggetto, che si rivelò un coccio.

‹‹Il mio servizio!››

‹‹Il mio cuore›› boccheggiò l’amico, scarmigliato. ‹‹Per un attimo ho creduto di non sopravvivere.››

Olivier sedette poco distante da lui. Una lacrima gli solcò la guancia, piovendogli sulle mani.

‹‹Il mio servizio preferito…››

Poverino. Sembrava davvero giù di corda. Gianni si sentì immensamente in colpa, anche perché era difficile veder piangere l’orgoglioso Olivier Boringer.

‹‹Mi dispiace›› mormorò. ‹‹Non avrei dovuto fare quelle torri. Mi annoiavo e ho finito per combinare un disastro.››

L’imprudente riferimento alla piattezza della festa gettò il ragazzino un gradino più in basso, e ne seguì un torrente di lacrime.

Mentre Gianni si affannava per distrarlo, giunse una seconda visita. Stavolta però era snella e posata. Entrambi misero a fuoco un Andrew McGregor molto elegante, con tanto di guanti neri alle mani.

‹‹Non preoccuparti, Olivier. Te ne farò avere un altro, se ci tenevi così tanto.››

‹‹Oh mio Dio, adesso sei diventato un damerino!›› sghignazzò l’italiano, guadagnandosi un’occhiataccia.

Andrew sedette con loro, analizzando i commestibili sul tavolino di vetro. Scelse una tartina alle olive.

‹‹Immagino tu ti sia goduto tutta la scena›› esordì Gianni.

‹‹Mh, sì.››

‹‹Beh, che hai da dire? Dov’è la solita acredine che ora tanto curerebbe il mio orgoglio ferito?››

L’inglese parve assorto; il suo malumore permeò l’angolo di ritrovo.

‹‹Ti dirò invece che la vostra disavventura mi ha fatto un sacco piacere. Sono stato salvato da una persona forse peggiore della balena che ha demolito il servizio Wedgwood.››

‹‹No›› fu l’esclamazione di Gianni. ‹‹Descrivila!››

‹‹Ecco…››

‹‹Scusate›› disse una voce lamentosa.

Impietriti, smisero di fissarsi per inquadrare la nuova venuta. Il loro buon gusto gemette come un bambino.

Presso il loro tavolo sacro era giunta una povera sventurata. Il suo viso non sarebbe stato brutto se avesse provato a sorridere; ma quella bocca sembrava incapace di qualunque gioia. Olivier vide le sue spalle cascanti, le occhiaie scure, il portamento scialbo – e sotto quel foulard c’era una gobba! E ricominciò a piangere.

Gianni ed Andrew, invece, digrignarono i denti.

‹‹Oh, perché è triste?›› domandò la ragazza, facendosi premurosamente avanti. Il padroncino di casa vide allungarsi una mano ossuta.

Non ne poteva più. Normalmente la sua vita era molto tranquilla, controllabile e abitudinaria. Vedere il controllo che aveva su di essa scivolar via proprio ad una festa in suo onore era troppo. E quella piattezza, quelle presenze denotavano una grande falla nel suo sistema di monitoraggio.

Indietreggiò fino a salire in braccio a Gianni.

‹‹Non ti avvicinare!››

L’unico a conservare un minimo di decoro fu Andrew, che si alzò, fece un inchino e baciò quella mano ossuta, gelandoli.

‹‹Perdonatelo, miss. Ha avuto una brutta giornata.››

Altro che brutta giornata, pensarono loro.

‹‹Ma non dovete preoccuparvi per lui, ce ne occuperemo noi. Piuttosto, permettetemi di condurvi al tavolo dello champagne. Sceglierò per voi il migliore.››

‹‹Oh… oh, come siete gentile›› rispose la gobba, sempre trascinando la sua voce lamentosa. ‹‹Non dovreste, non dovreste…››

Gianni si asciugò gli occhi, tremando, mentre i due si allontanavano.

‹‹Non dimenticheremo il tuo sacrificio, Drew!››

Olivier lo guardò male e, improvvisamente conscio del loro morboso abbracciarsi, gli scese di dosso. Ormai la festa era destinata ad andare di male in peggio, ma che i ripetuti shock mandassero Gianni in tilt era imprevisto e inquietante. Che cosa avrebbe detto ai Tornatore?

Passarono appena due minuti e il loro amico inglese era di ritorno.

‹‹Sei ancora vivo?›› sogghignò Gianni.

‹‹Certo. L’ho mollata a Ralf.››

‹‹Te la farà pagare per questo, lo sai.››

‹‹Meglio con lui che con noi›› fu la risposta. Andrew buttò giù il liquore tutto d’un fiato - quasi strozzandosi, perché era molto più forte di quanto pensasse. ‹‹Comunque, se sentite la sua mancanza, posso mostrarvi la strada.››

Gianni chiuse gli occhi, levando le mani.

‹‹Se non lo farai, potrei anche regalarti la spider che ti avevo promesso in quella piccola scommessa…››

Al ricordo, l’inglese mandò lampi e sbatté un pugno sul tavolino. Olivier avrebbe sobbalzato, non fosse stato immensamente stanco.

‹‹Ti ricordo che ho legalmente vinto quella macchina! E che tu non sei un uomo di parola, visto il sospetto ritardo che stai impiegando per onorare la scommessa.››

‹‹Spiacente, amico mio. C’era quella postilla che…››

‹‹Me ne faccio un baffo delle tue postille!››

E si lanciarono in una discussione che ormai aveva tutte le battute scritte. Quando ebbero finito si rivolsero al terzo blader, in strenua lotta contro il sonno.

Andrew rigirò il bicchiere fra le dita, scrutandolo con criticismo.

‹‹Non so se il bianco ti dona, sai.››

Olivier sollevò le palpebre a fatica e sbirciò il proprio completo di gala.

‹‹Uh? Dici? Eppure l’ho sempre messo.››

Gianni, ferratissimo in materia, si sentì in dovere d’intervenire.

‹‹Drew ha ragione.››

‹‹Ti ho detto che odio quel soprannome. E’ un nome da femmina! L’unico mio soprannome potrebbe essere Andy, e lo odio almeno altrettanto.››

L’italiano fece orecchie da mercante.

‹‹Sei cresciuto. Il verde dei tuoi capelli è diventato più intenso, e stona col bianco.››

Olivier storse la bocca, piccato.

‹‹Se è per questo, Gianni, il gessato ti fa sembrare un…››

‹‹Che cosa mi fa sembrare?›› scattò l’italiano, facendo per alzarsi.

Andrew li fissò, sbalordito. Sbagliava, oppure si stavano rapidamente scaldando?

S’interpose fra i due, beh, virtualmente fra i due, protendendo un braccio.

‹‹Hey, ragazzi. Calmatevi. Questo vostro orgoglio è totalmente fuori luogo.››

‹‹Senti chi parla›› rimbeccò Olivier.

‹‹Già, Mister Acredine in persona!›› cantilenò Gianni.

Il giovane rimase impassibile, deciso a dare il buon esempio. Quindi puntò il naso al soffitto, facendo loro la predica, come se fossero dei mocciosi.

‹‹Via, siamo gente civile. I nostri nomi sono sulle agende più in vista del mondo, che in parte stanotte si trovano qui. Ecco, guardate Lady Windsor, al tavolo dei dirigenti; Madame e Monsieur Bonacieux sulla pista da ballo, che scambiano battute coi Lafayette; il signor di Trani insieme al barone von Thurn und Taxis, accanto alle finestre, insieme ai nostri genitori. Pensate cosa si direbbe nel bel mondo se facessimo a pugni nel bel mezzo di una festa.››

Nonostante il tono di superiorità, le sue parole andarono a segno, e Gianni ed Olivier si fissarono i piedi.

‹‹Perciò, prendiamo le rimostranze con educazione e gli scherzi per quello che sono. Non intendevamo offenderti, Olivier. E sono sicuro che Olivier non intendeva offendere te, Gianni.››

‹‹A me non sembrava…›› commentò quest’ultimo, ricevendo un’occhiata velenosa dal francese. ››Mi annoio›› spiegò tutt’a un tratto, alzando le spalle. ‹‹Litigare un po’ mi sveglierebbe. Non voglio mica fare a pugni.››

Non sembrava granché convinto però. Non dimentichiamo che il suo bitbeast è Amphisphena.

Olivier scurì in volto.

‹‹Già, sveglierebbe pure me…››

‹‹Basta, basta, basta. Fermi. Cosa diavolo avete bevuto, stasera, nitroglicerina? Più vi agitate, più rischiate d’esplodere. Sembrate psicopatici.››

‹‹Dillo ai due mostri di prima.››

Inarcò un sopracciglio.

‹‹Chi, Balena e Maddalena Piangente?››

Olivier dovette soffocare una risata.

‹‹Loro.››

‹‹Beh, potrei sempre…››

Non aveva finito di parlare che una voce rasposa lo apostrofò con pusillanimità. Scattò in piedi, come se uno scorpione l’avesse punto nel sedere.

‹‹No! Ancora tu!›› urlò.

Buona parte degli invitati si voltò. Gianni e Olivier ammutolirono, annichiliti.

‹‹Ti ho detto che ne ho abbastanza della tua regale presenza per tutta la vita.››

La donna, che probabilmente aveva il doppio della loro età ma si agghindava come una ragazzina, ululò una volgare risata al soffitto. Olivier saltò di nuovo in braccio a Gianni.

Era alta in modo innaturale, zigomosa e priva di una qualunque forma. Le ossa del bacino spuntavano dal vestito lungo, ammazzando qualunque illusione fosse rimasta.

Questa è la sfilata degli orrori, pensò Gianni, paralizzato.

‹‹Mio caro giovanotto, alla tua età dovresti preoccuparti delle ragazze, non degli amici…›› e diede una timida occhiata a se stessa, quasi facendo vomitare Andrew.

‹‹Ma quali ragazze›› replicò lui.

‹‹Ma come, non vedi, non riesci a vedere? Mio caro, mio caro!›› la strega fece alcuni passi avanti, per ognuno dei quali il ragazzo ne fece uno indietro. ‹‹Mio giovane gentiluomo, la tua cortesia sfiora la frigidità!››

Paura o no, c’erano occasioni che Gianni Tornatore non poteva lasciarsi sfuggire. Incapace di trattenerla, scoppiò in una fragorosa risata.

Andrew gli passò attraverso con uno sguardo. Olivier invece si alzò e, piuttosto che commentare, corse fuori a velocità supersonica. Gianni ingoiò il resto della risata.

‹‹Olivier, dove vai?! Aspetta!›› e di galoppo dietro l’altro.

Ormai il brusio intorno a lui era difficile da ignorare; Andrew se ne infischiò, dimenticando a bella posta le proprie perle di saggezza. Era stato importunato, offeso, umiliato pubblicamente, e ci vedeva abbastanza giustamente rosso. Ciò che era peggio era che in qualche modo la consideravano una donna, quindi non poteva sbatterle in faccia il guanto di sfida.

Cercò nella sala, poi vide Ralf. I loro occhi si incontrarono.

Tornò all’ibrido umano che ridacchiava dietro il ventaglio rosa, come per uno scherzo noto a lui solo. Dentro di sé avvertì una profonda repulsione.

‹‹Vedete, signora, l’amicizia è molto importante per me. E poi come fate a dire che non sono impegnato?››

Negli occhi petulanti della racchia passò un lampo.

‹‹Oh, io so, io so.››

‹‹E sapete male!›› sputacchiò, fuori di sé. Basta. Non ce la faceva più – e cominciava a capire le reazioni di Olivier.

Doveva uscire di lì.

‹‹La festa è finita!›› sbatté in faccia ai convitati, uscendo a grandi passi.

Ralf lo precedette, mentre i signori Boringer si affannavano a porre scuse e a sbollire gli animi.

 


(fine cap. I parte prima)


 
§

To the english readers: erm, this fanfic is even longer than the previous Beyblade-inspired one ^^; there are five, pretty big chapters, so... no, I'm not going to translate this one either. I'm very, very sorry. But hey, this could be the perfect occasion for learning Italian, don't you think? ...No? Oh, all right XD
Kisses
 

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