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 La scoperta li piombò nella più nera disperazione. E, come il saggio Ralf aveva previsto, l’animosità nei confronti delle famiglie crebbe.

‹‹Come hanno osato›› sibilò Andrew, a cena. ‹‹Come hanno osato anche solo pensare…››

‹‹E io?›› vociò Olivier, piluccando dal piatto come un bambino in castigo. Pensò alla ragazza che gli era stata “destinata”. La sua sedia sprofondò di mezzo metro.

Gianni alzò la testa dal piatto. Aveva un brillio sinistro negli occhi.

‹‹Tu hai solo da star zitto, Olivier›› nessuno osò contraddirlo. ‹‹Perché, escludendo Ralf, ti è capitata la meno peggiore. E non cominciare a lamentarti del suo carattere. Sarà piagnucolosa, sarà quel che sarà…›› le sue pupille mandarono fiamme mentre si alzava, ‹‹ma almeno la sua vita sta fra le tue braccia!››

Fuori, nella notte, un lampo terribile squarciò il cielo, anticipando un temporale da brivido. Ricadde sulla sedia, depresso.

‹‹Io invece…››

Ralf estrasse la foto e la fissò.

La prescelta di Gianni era nientemeno che la balena che aveva abbattuto le sue torri di tazze. Olivier avrebbe avuto la gobba. Ed Andrew…

‹‹Ecco appunto!›› esclamò Andrew, sbattendo un pugno sul tavolo. L’attenzione converse su di lui.

Takao prese le patatine, Max rimase col boccone a mezz’aria e Rei accavallò le gambe, mentre Mao s’appoggiava comodamente alla sua spalla. Diamine, era meglio di uno show televisivo!

Le disgrazie altrui hanno il sapore del miele, pensò il Professor Kappa, sconsolato.

‹‹Perché Ralf deve acchiappare l’unica sorella attraente?! Io dico di andare a sorte!››

Gianni batté le palpebre.

‹‹Che vuoi dire?››

Andrew contò fino a dieci. ‹‹Cosa pensi voglia dire? Estrazione. Testa o croce. Tombola! Un metodo o l’altro, non fa differenza.››

Olivier puntò il dito.

‹‹Stai dicendo che…››

L’inglese diede una manata sul tavolo.

‹‹Giochiamocela!››

Scoppiò il finimondo. Sabine, che l’aveva temuto per tutta la sera, tirò Max sotto il tavolo, mentre di sopra volavano improperi di ogni genere. Chi litigava contro l’estrazione, chi insisteva per risolverla a parole, chi lanciava roba solo per dar fastidio (Takao), chi si lamentava, dolorante, chi addirittura proponeva un ménage à trois… insomma, quella sera, nella sala da pranzo Gustav III ne accaddero di tutti i colori.

Ralf sospirò e raggiunse Max, Sabine e il Professor Kappa sotto la tavola. Nella turbolenza qualcosa colpì Mao alla nuca.

‹‹Ahi!›› esclamò la ragazza. ‹‹Mi ha preso!››

Gli occhi di Rei lampeggiarono.

‹‹Takao.››

‹‹Eh eh… eh, iih!››

Ma lei lo trattenne, evitando per un pelo Andrew e Gianni che rotolavano sul pavimento.

‹‹Vieni, usciamo da questo manicomio.››

Il cinese si passò una mano fra i capelli nerissimi.

‹‹D’accordo.››

La bella moquette bordeaux, perfetta per la cura secolare, era cosparsa di sozzume. Insalata, salsa, tovaglioli, mentre le posate giacevano sparpagliate in un angolo, evidentemente buttate via da qualcuno che alla pelle ci teneva.

In quel momento Rei rischiò di scivolare su un uovo sodo.

Si aggrappò al tavolo. La masserizia era migrata: prima si poteva raggiungere la porta in tre falcate, senza esserne infastiditi, adesso avrebbero dovuto girarci intorno. Lasciarono passare il trio europeo - dove Gianni, rinsavito, cercava di separare gli amici - e ignorarono Takao, che faceva il tifo per tutti e nessuno.

‹‹Che macello.››

Mao indietreggiò, disorientata. Le sue spalle sfiorarono una finestra, alta e lucida nell’intelaiatura di palissandro. Ne stava ammirando la forma quando intravide dei movimenti davanti alle mura.

‹‹Rei, guarda.››

Il ragazzo si volse.

‹‹Che cosa vedi?››

‹‹Laggiù.››

Egli corrugò la fronte.

‹‹Sembrerebbe una limousine.››

Attraverso la cortina di pioggia, videro il portone aprirsi e lasciar entrare una lunga auto nera. Tre camerieri corsero fuori dall’edificio principale, aprendo dei grandi ombrelli; altrettante figure sorsero dal veicolo: una scheletrica, una titanica ed una piegata su se stessa.

Mao afferrò l’avambraccio di Rei.

‹‹Sono loro!››

‹‹Le ragazze che Gianni, Andrew e Olivier dovrebbero sposare?››

‹‹Ne sono sicura.››

‹‹Che cosa ci fanno qui?››

‹‹Non lo so, ma credo che dovremmo avvertirli.››

Le tre figure scomparvero, inghiottite dal maniero. Rei fece qualche passo indietro. Ora si giocava in casa.

‹‹Sì. Sì, hai ragione.››

‹‹Ragazzi! Avanti, smettetela! E’ importante!››

 

Pochi minuti dopo un nutrito gruppo di persone galoppava nelle segrete del castello, fra lucide armature e mazzafrusti dall’aspetto minaccioso. C’erano Takao, Max, il Professor Kappa, Sabine, Rei, Mao e naturalmente il trio di fuggitivi.

Andrew sbirciò oltre la spalla.

‹‹Sono stufo di sentirmi braccato!››

Dietro di lui, Olivier sgambettava elegantemente.

‹‹Temo che dovremo farci l’abitudine.››

‹‹Speriamo che Ralf le rispedisca indietro tanto presto quanto sono venute›› ansimò Gianni.

Trottarono a ritmo sostenuto, svoltando due o tre volte.

I corridoi sembravano tutti uguali. Andrew però, che aveva ricevuto istruzioni dal padrone di casa e li aveva percorsi più volte di persona, conduceva con sicurezza, proiettando un fascio di luce innanzi ai loro piedi con la pila da campeggio.

Il Professor Kappa parve colto da un pensiero.

‹‹Come avranno fatto a sapere che siete qui? Neanche avete avuto il tempo di chiamare le vostre famiglie!››

‹‹Già›› Mao scrutò il soffitto. ‹‹Il Professore ha ragione.››

‹‹Beh, noi non abbiamo molti amici intimi. Avranno fatto due più due. A Londra c’erano i genitori di Andrew e di Gianni. Da Parigi siamo scappati. Si trattava di scegliere fra Roma e qui.››

Sabine annuì per tutti e proseguirono. Trovarono una scala a chiocciola senza ringhiera. Alle pareti erano appese delle fiaccole, che si accesero al loro arrivo.

‹‹Wow.››

‹‹Da brivido.››

Olivier le occhieggiò con profonda diffidenza.

Ralf le troverà d’effetto, ma io continuo a pensare che potrebbe mettere dei semplici lampadari. Sono di pessimo gusto. Poi seguì gli altri nella discesa.

Andrew dovette spingere Gianni per un tratto, finché Sabine non prese per mano e trascinò l’imbranato.

‹‹Piano piano piano! Ma sei matta?!››

Takao, Rei e tutti gli altri accelerarono ridendo.

Le scale conducevano ad un luogo buio, umido e tetro. Erano le segrete. Sabine si sfregò le braccia; Mao invece approfittò dell’atmosfera per appiccicarsi a Rei, che gonfiò il petto.

‹‹Vi sembra questo il momento di pomiciare?›› brontolò Takao.

Ma nessuno gli prestò attenzione. Andrew stava dicendo qualcosa.

‹‹…che nell’undicesimo secolo e in tutto il medioevo, da quando gli Iurgens divennero padroni del feudo, qui ebbero luogo torture ed esecuzioni sommarie. Erano tempi barbari e le prigioni traboccavano di delinquenti, di tagliagole e assassini, ma anche di semplici poveracci che avevano rubato per mangiare.››

‹‹Butit’s terrible›› sussurrò Max.

‹‹Ralf ha anche raccontato che, fino a poco tempo fa, le segrete contenevano interi bauli di strumenti… poco ortodossi, se mi capite. C’era anche una ruota. Poi, però, i signori hanno deciso che era il momento di ripulire. Hanno mandato tutto al museo di Berlino, tranne un paio di giocattolini collegati agli eroi della dinastia.››

Nessuno fiatò. Quelle parole avevano gettato una luce totalmente diversa sul luogo.

‹‹Venite.››

Incontrarono porte sfondate, celle selvagge come grotte, incisioni e segni lasciati da persone che non vivevano più da centinaia d’anni. Era un tremendo tuffo nel passato. Uscire e trovarsi immersi nel Medioevo non li avrebbe sconvolti.

Ma li sconvolse udire il rimbombo di due voci - una stridula, l’altra imperiosa.

‹‹Venite fuori! Sappiamo che siete lì sotto!››

‹‹Uscite allo scoperto!››

‹‹Vi prego, sorelle…›› implorò una terza, lamentosa. ‹‹Ho paura…››

‹‹Non c’è niente di cui aver paura, sciocchina›› rispose quella stridula.

Il gruppetto nelle segrete si scambiò un’occhiata, mentre la luce della torcia, puntata verso l’alto, li trasformava tutti in personaggi dell’orrore. ‹‹Avete capito?! Sappiamo che vi state nascondendo nelle prigioni! Venite fuori e fidanziamoci davanti al mondo!››

‹‹Giusto!››

‹‹Ralf non ce l’ha fatta›› sussurrò Gianni, mentre i loro stomaci facevano capriole. L’avventura si era trasformata in una caccia al topo, e anche coloro che non rischiavano nulla, come i Bladebreakers, si sentirono elettrizzati, quasi costretti alla fuga.

Ricordava il gioco del rimpiattino. Scappare diventa una droga.

‹‹Ma come avran fatto a trovare la strada? Abbiamo passato migliaia di incroci!››

‹‹La cosa più importante ora è raggiungere l’ultima stanza›› affermò Andrew, cominciando a correre. Non dovette pregarli per farsi seguire.

‹‹Dov’è?›› chiese Max.

‹‹Dove sietee? Veniamo a prendervi!››

‹‹Stanno scendendo›› annunciò Takao.

‹‹Presto, più veloci!››

Diventarono dei ghepardi.

Qualche curva in derapata, scalini, muri, frane, superando tutto questo batterono tre o quattro record. Poi, però, quando il corridoio si perse nell’oscurità, dal rumore risultò chiaro che le inseguitrici non avevano intenzione di mollare.

Rei frenò, fermando Max e Takao.

‹‹Aspettate.››

‹‹Che c’è? Quelle stanno arrivando!››

‹‹Proprio per questo mi sono fermato.›› Indicò gli European Dream, con un cenno del capo. ‹‹Non ce la faranno mai ad arrivare alla porta segreta senza il nostro aiuto. In fondo noi cosa c’entriamo con quelle tre furie? Sono Gianni, Andrew e Olivier a dover scappare. Noi fungeremo da diversivo, e loro potranno accumulare un vantaggio.››

‹‹Hai dimenticato le segrete. Solo Andrew e Ralf conoscono la strada.››

‹‹In qualche modo ce la caveremo.››

‹‹Ma-››

‹‹Toglieremo un’inferriata e saremo fuori.››

Takao parve rifletterci su, poi accettò.

‹‹Rei ha ragione!››

Max estrasse Draciel.

‹‹Sono con voi.››

‹‹E io pure.››

‹‹Professor Kappa!››

‹‹Non ne posso più di correre›› ansimò il ragazzetto.

‹‹Rei›› chiamò Mao, ormai in fondo al corridoio. ‹‹Si è fatto male qualcuno?››

‹‹Non veniamo.››

‹‹Come?››

‹‹Faremo da diversivo! Tu va’ con gli altri.››

La ragazza fece per tornare indietro, ma egli la fermò con un gesto.

‹‹Devi continuare con loro. Se non vi faremo guadagnare abbastanza tempo, avrai Galux!››

Mao parve divisa, poi annuì, obbediente, e svoltò l’angolo. A Rei non sfuggì il suo sguardo. Quando si fossero ritrovati, gli sarebbe saltata al collo gridando “Mio eroe!”. Diavolo, ogni ragazzo sognava questo. “Come pomiciare con una ragazza”, volume uno, parte prima di Rei Kon.

‹‹Possiamo prepararci ora?›› brontolò Takao, disturbato dal suo gongolare.

Il cinese si ricompose.

‹‹Bene. Io sono pronto.››

‹‹Forza e coraggio!››

Cento metri più avanti Mao si riunì al gruppo principale.

‹‹Come mai ci sei solo tu?›› chiese Olivier, coi capelli appiccicati al viso.

Sabine si guardava freneticamente attorno.

‹‹Dov’è Max?!››

Mao la tirò avanti per il polso, costringendola a correre.

‹‹Hanno deciso di fare da diversivo.››

‹‹Molto gentile da parte loro›› disse Gianni, ‹‹Ma come faranno a uscire?››

‹‹Ralf non li lascerà certo marcire nelle segrete›› sbuffò Andrew, con la luce della torcia che sobbalzava ad ogni falcata. ‹‹Credo.››

Evitò il calcio di Mao per un pelo.

‹‹Hey! Adesso non possiamo preoccuparci per loro. Hanno preso una decisione e il meglio che possiamo fare è non renderla inutile.››

Gli altri risposero dando fondo alle calorie.

Presto anche quel corridoio ebbe termine. L’inglese ficcò la mano in un taschino del gilet e armeggiò con delle chiavi, finché la massiccia porta che sbarrava loro la strada non si aprì. E, sorpresa delle sorprese…

‹‹Noo.››

Gianni sedette di botto a terra, mentre tutti avevan la possibilità di ammirare la scala a chiocciola. Mao salì il primo gradino; il suo sguardo dorato si perse su, su, nel buio.

‹‹Sembra non avere fine.››

‹‹Sarà la stessa di prima?›› mormorò Sabine, strisciando il dito sui mattoni di roccia.

Suo fratello scosse la testa.

‹‹Non credo. Alla fine dell’altra non c’era una porta chiusa…››

‹‹Lì ce n’è una aperta…››

Il francese diresse il fascio di luce della pila oltre quella porta, che si rivelò ostruita da una frana. Sembrava inutilizzata da secoli.

‹‹Visto?››

‹‹Cominciate a salire invece di cianciare›› scattò Andrew, chiudendo la porta con tutte le mandate disponibili. Gli altri parlottarono e presero a balzare di gradino in gradino, sempre più piegati. L’ultima mandata scattò. ‹‹Ecco fatto. Vediamo se questo basterà a fermarle.››

E via di galoppo.

Dopo cinque minuti erano tutti sparsi in terra, distrutti. Olivier strisciò sull’ultimo gradino che intendeva fare e si lasciò cadere, la bocca spalancata, i capelli arruffati e la gola tanto secca da non poter parlare. Accennò un paio di gesti. Vedendo che nessuno afferrava, alla fine desistette, qualunque cosa volesse dire.

Andrew dal canto suo stringeva spasmodicamente la torcia, quasi ne andasse della sua vita. Persino Mao e Gianni, che amavano e lo sport, sembravano incapaci di proseguire.

‹‹Io… anf anf… io non ho mai… anf… corso… anf anf… tanto in vita mia…›› boccheggiò Sabine.

Andrew deglutì un paio di volte.

‹‹Du… due minuti di pausa.››

‹‹Aggiungici uno zero e facciamo venti…››

‹‹Due.››

Nessuno obiettò più. I petti si alzavano e abbassavano erraticamente, mentre ogni cuore pompava sangue fino allo stremo delle forze. Non sarebbero mai stati in grado di rialzarsi.

Ma poi, improvvisamente, il miracolo del recupero si ripeté; e poterono respirare più liberi.

‹‹Ahh›› sospirò Mao. ‹‹Mi sento già meglio.››

‹‹Già, ma siamo solo a metà scala›› osservò Sabine, che dalla sua posizione poteva scrutare i piani soprastanti. Gianni si allontanò velocemente dal centro della torre, il quale, mancando un parapetto, era un ventoso buco nero.

‹‹Non ne usciremo vivi.››

‹‹Ah, pensiamo positivo›› esclamò Mao, asciugandosi la fronte.

‹‹Ma io non parlavo della torre›› rimbeccò Gianni, scontroso. ‹‹Parlavo della situazione in generale. Facile parlare, se si è donne e fidanzate. Bella roba! Volevamo tentare la via del negoziato e ci capitano fra capo e collo quei mostri. Se non avessimo tagliato la corda, a quest’ora potrebbero trascinarci anche in camera da letto!›› L’immagine che si dipinse nelle menti degli ascoltatori fu quanto mai disturbante. ‹‹E, per quanto un ragazzo possa essere robusto, dovrebbe essere un lottatore di sumo per sperare di opporsi a Gretchen la Lardosa.››

‹‹Gretchen?›› ripeté Sabine.

‹‹La sua fidanzata›› chiarì Olivier con un sogghigno, di breve durata, perché rammentò la propria.

‹‹Ah.››

‹‹Poi, usciti da questo posto, cosa altro c’è da fare se non levare le tende? E addio negoziato!››

Andrew sospirò, nuovamente in possesso delle proprie forze.

‹‹Infatti, non c’è altro da fare. Dobbiamo andarcene da qui e trovare un luogo sicuro da cui condurre le trattative…››

Gianni giunse le mani con uno schiocco, implorando un cielo che non c’era.

‹‹Chi l’avrebbe mai detto di vivere una simile tragedia?››

‹‹Oh, finiscila›› sibilò Olivier.

‹‹…anche se trovare un luogo più sicuro di questo sarà un’impr-››

‹‹Sst!››

‹‹Cosa?››

‹‹Un’impre-››

‹‹Sht!›› ripeté Mao.

Bom bom bom.

Bom bom bom.

‹‹E’ la porta!››

Bom bom BOM!

‹‹Stanno per sfondarla›› squittì Gianni, scattando in piedi come se gli scalini fossero diventati carboni ardenti.

‹‹Ma va’›› fece Andrew, che inquadrò la porta nella luce della torcia, sporgendosi con prudenza. Mao e Sabine si avvicinarono.

BOM BOM BOM!

Gianni scoppiò in una risatina nervosa.

‹‹Beh, voi state pure ad aspettarle! Ci vediamo!››

‹‹E’ impossibile›› sussurrò Olivier, salendo qualche gradino, gli occhi incollati alla porta. Sembrava che tutti ne fossero ipnotizzati.

‹‹E se fossero Rei e gli altri? Voglio dire…››

‹‹Il pugno di Rei suona così massiccio?››

‹‹N-no, ma-››

BOM BOM CRACK!

Quando quello scricchiolio rimbombò, ognuno emise un grido. Andrew spinse avanti le ragazze, per poi seguirle a spron battuto.

‹‹E allora corri!››

 

La salita rischiò di ucciderli ancora una volta, ma scoprirono che i calcoli di Sabine erano inesatti: alla fine del percorso mancava solo un quarto del totale. E non dovevano scordare che anche le loro inseguitrici necessitavano di almeno una fermata.

In cima trovarono un’altra porta. La tensione era alle stelle. Così alle stelle che Andrew lasciò cadere le chiavi.

Fu con orrore che i presenti le videro volare verso il baratro, movimento per movimento, come se qualcuno lassù – o laggiù – avesse selezionato la moviola.

Poi una mano miracolosa entrò nell’inquadratura, strappando le chiavi al loro triste destino.

‹‹…››

‹‹Fiuuuu…››

‹‹Guai a te se ci rifai uno scherzo del genere›› intimò Gianni, al quale la paura aveva dato nuovi riflessi.

L’inglese si terse la fronte. La fascia che gli tratteneva i capelli fiammanti era storta, sporca e soprattutto fradicia.

‹‹Non è colpa sua›› mormorò Olivier. ‹‹Siamo tutti tesi. Tu poi, Gianni, che ha una fifa blu delle altezze…››

‹‹Hey…››

‹‹Avanti, non è il momento di litigare›› s’intromise Mao. Rigirava nervosamente qualcosa in tasca. Il suo beyblade, indovinò Sabine. L’oggetto che custodiva la bella Galux. ‹‹Quelle stanno salendo. Le sento.››

‹‹E’ aperta.››

Passarono a velocità luce, e anche quella porta fu accuratamente chiusa.

‹‹Però è più malandata dell’altra. Resisterà di meno›› osservò Olivier.

‹‹Non importa.››

‹‹Guardate, là c’è una botola!››

Corsero alla fantomatica botola. Era un cerchio di legno pesantissimo, scuro e graffiato, con una testa di leone al centro. Tra le fauci, la belva di metallo stritolava una maniglia ovale.

‹‹E’ questa?›› chiese Olivier.

‹‹Ralf ha parlato di una botola in cima a una torre. Direi che non c’è possibilità d’errore›› rispose Andrew.

Gianni non sembrò tanto convinto.

‹‹Fai presto a dirlo. Il castello ne ha quattro di torri.››

Sabine si masticò la punta dell’indice, riflettendo.

‹‹Però Ralf ha detto che solo due sono collegate alle segrete. Se questa non è quella per cui siamo scesi all’andata, allora è vero che non ci sono altre possibilità.››

Suo fratello seguì la linea di ragionamento e annuì.

‹‹E, visto che questa non è la torre della discesa, quella è la botola che cerchiamo.››

Gianni afferrò un lato della pesante maniglia, posando un piede avanti per farvi leva.

‹‹Tiriamo!››

‹‹AAARGGH!››

PONF! Il coperchio della botola atterrò sul pavimento, un fondo di terriccio battuto, sollevando un nuvolone disgustoso. Quando tutta la sporcizia si fu posata, l’italiano diede una sbirciatina.

‹‹Passaggi segreti›› gemette. ‹‹Pensavo di averne usati da bastarmi per tutta la vita.››

Andrew gli puntò la luce negli occhi.

‹‹Fa’ silenzio.››

‹‹Non si sente niente›› annunciò Mao, incollata alla porta dalla quale erano entrati.

‹‹Staranno riposando. Sfrutteremo questo vantaggio. Olivier, cosa vedi?››

‹‹Una scala, molto ripida e stretta. Ci si può aggrappare alle pareti, sono piene di fessure.››

‹‹Bene. Due di noi avanti, uno a chiudere la fila. Mao e Sabine, voi starete in mezzo.››

‹‹Hey, non sono di porcellana›› protestò la prima. ‹‹Io, nella mia terra, mi alleno sulle montagne, saltando da un crepaccio all’altro con puma e tigri selvagge!››

‹‹Sarà comunque più sicuro così›› rispose Andrew, per nulla impressionato. ‹‹Gianni, Olivier. Vi sta bene aprire la fila?››

I due annuirono.

‹‹Allora io scendo›› disse il francese. La torcia passò di mano e, con cautela, egli mise il piede sul primo scalino. Dopo quattro passi era già scomparso.

‹‹Com’è?››

‹‹I gradini sono alti e non troppo larghi. Dovremo procedere più lentamente del previsto›› fu la risposta, un po’ soffocata.

‹‹Non importa›› commentò Gianni. ‹‹Basta che cominciamo a scendere. Prima sarà finita, prima mi sentirò meglio.››

In men che non si dica, tutti furono entrati. La botola si richiuse sulle loro teste. Aspettarono qualche secondo per abituarsi alla sensazione.

L’aria era tutto sommato sopportabile, anche se puzzolente. Dappertutto pendevano ragnatele. I suoni, contrariamente a quanto ci si sarebbe atteso, erano attutiti, ovattati come solo la neve sa ovattare.

‹‹E’ strano, qui…››

‹‹Muovetevi.››

‹‹Si fa presto a dir-AH!››

Gianni protese un braccio e, con un gesto fulmineo, trattenne Olivier, che stava per volare di sotto. Il ragazzino inclinò il busto all’indietro, mentre le gambe minacciavano di cedere sotto il suo peso.

‹‹Ah… eh eh, scivolato›› sussurrò, tentando un sorriso.

‹‹Con calma. Non dobbiamo ammazzarci.››

‹‹Grazie, Gianni.››

L’italiano scrollò le spalle, prima di sorridere nel suo modo infantile.

‹‹Dovere.››

Dopo quel mancato incidente, si mossero con molta più accortezza. Ma la loro pazienza andava premiata e proseguirono senza intoppi. I Mostri, come ormai li avevano battezzati, non diedero segni di vita per quindici, venti minuti. Quando avvenne ormai era finita.

La retroguardia saltò gli ultimi scalini e furono tutti fuori, con una nuova porta fra loro e il pericolo.

‹‹Ah!›› esclamò Gianni, respirando a pieni polmoni.

Erano al limitare della foresta, scura e scintillante di pioggia. Il sottobosco emanava profumo di terra, di vita, ed era bello rivedere le stelle.

‹‹Non avrei mai potuto vivere nel Medioevo›› rabbrividì Mao. ‹‹Amavano troppo i cunicoli e le stanze di pietra per i miei gusti. Brr!››

Sabine si mostrò d’accordo.

‹‹Là dentro l’aria stava diventando pesante.››

‹‹Ma questo è il Medioevo europeo›› disse Andrew.

‹‹In Cina era anche peggio, se hai intenzione di dire il contrario. Barbari dappertutto.››

Si massaggiarono i muscoli dolenti, rabbrividendo alle folate di vento. Sudati com’erano prender freddo non sembrava un’idea brillante.

‹‹In pratica abbiamo percorso un itinerario a zigzag, su più piani›› rifletté Olivier. ‹‹Prima siamo scesi nelle segrete. Lì abbiamo cambiato direzione infinite volte. Poi c’è stata la torre, che ci ha fatto guadagnare un’altezza persa poi con la botola. Un viaggio tortuoso e inutile.››

‹‹Non del tutto›› disse Gianni.

Andrew annuì. ‹‹Giusto. Secondo me Ralf voleva permetterci di far perdere le nostre tracce. In fondo, è questo lo scopo dei passaggi segreti. Nessun passaggio segreto ti porterà mai a dieci chilometri da casa.››

‹‹Il nostro allora è un caso eccezionale›› rise Sabine, pensando alla fuga del fratello. ‹‹Anche se sono solo duecento metri!››

‹‹Già.››

‹‹Ma non restiamo qui. Venite.››

 

Descrissero il perimetro del castello, osservando con sospetto tutte le finestre illuminate. Li aspettava una discreta scarpinata: erano sbucati sul lato sud, mentre l’entrata stava a nord.

Questo era il piano: sarebbero sgattaiolati dentro ai garages per prendere in prestito un paio di motociclette, con le quali avrebbero preso debitamente il largo; Mao e Sabine li avrebbero coperti, tornando nel maniero e possibilmente presentando a Ralf le loro scuse per avergli dissanguato la collezione.

‹‹E anche per appioppargli un calcio come si deve nel sedere›› aggiunse Gianni, tuttora risentito per la scarsa protezione mostrata dal casato.

Non dovettero però far tanto.

Nelle strette valli della zona scorreva un fiume. Un corso d’acqua non troppo grande, turbolento, che si addentrava nella foresta, diretto in pianura. Un sentiero discreto scendeva dalla fortezza a quel fiume. Al limitare del sentiero, i cinque ragazzi trovarono chi avevan lasciato indietro. Ralf era con loro, a braccia conserte.

Quando li raggiunsero sorrise.

‹‹Finalmente. Loro li ho trovati nelle mie prigioni, li conoscete?››

Tutti risero, e quella risata li fece sentire a casa.

‹‹Accipicchia, ragazzi›› esclamò Takao, fregandosi il naso. ‹‹Quelle tipe sono delle furie! E sapete? Giocano a beyblade!››

‹‹Con un po’ di sumo incorporato›› sorrise Max.

‹‹Non ci hanno quasi dato il tempo di lanciare. Sembravano bulldozer›› commentò Rei, ansioso di dire la sua. Mao gli fece un sorriso estatico. ‹‹Soprattutto la tua ragazza, Gianni.››

L’italiano si scurì in volto.

‹‹Non è la mia ragazza. Al massimo può essere la mia guardiana di porci.››

E giù altre risate.

Ralf pensò bene di dire quello che c’era da dire. Avvicinò i tre compagni di squadra e porse loro dei talloncini.

‹‹Cosa sono?›› domandò Olivier.

‹‹Biglietti per la lancia che vi aspetta alla fine di questo sentiero, al molo segreto. Risalirete il fiume fino alle Alpi. Da lì proseguirete per un ritiro di mia proprietà, la cui ubicazione è strettamente riservata.››

‹‹Wow…››

‹‹E’ attrezzatissimo e potrete comunicare con me o con chi vorrete quando vorrete, via satellite. Non vi mancherà nulla. Gli uomini che vi accompagnano hanno ricevuto istruzioni precise.››

‹‹Ralf, siamo senza parole.››

‹‹Accidenti, Ralf, ci dovremo sdebitare. Sai che odio doverlo fare.››

Il tedesco abbozzò un sorriso.

‹‹Non preoccupatevi di niente. Dopotutto, siamo amici.››

Gianni, Olivier ed Andrew si guardarono.

‹‹Bene. Che cosa stiamo aspettando?››

Fecero per imboccare il sentiero, ma qualcosa li fermò. Gianni, che aveva preso gli amici a braccetto, si staccò da loro e fece qualche passo verso i Bladebreakers. Il Professor Kappa sorrideva, con il fedele computer sottobraccio. Rei e Mao stavano vicini, mentre Max cingeva Sabine e Takao si strofinava il naso.

‹‹Vi dobbiamo delle scuse. Non era nostra intenzione tirarvi dentro questa faccenda. Ma sembra che voi abbiate un fiuto per le grane!››

‹‹Non sempre possiamo decidere per noi stessi›› rispose Rei, confuciano. ‹‹E poi, sapete, è stato divertente. Vero?››

‹‹Sì!›› esclamarono gli altri, rispolverando questa o quella circostanza con una leggerezza che fece pentir Gianni delle sue parole.

‹‹Hey, questi si divertono a nostre spese›› osservò Andrew.

‹‹Perché no?›› fece Ralf, con occhi irrisori. ‹‹In fondo, siete stati meglio di un reality show.››

‹‹Allora i ringraziamenti ce li teniamo per noi.››

Fumini, i tre girarono sui tacchi e scesero.

‹‹Non dimenticate la vostra promessa!›› esclamò il tedesco.

‹‹Quale, quella di appiopparti un calcio?››

‹‹Come?››

Mentre Gianni sventolava una mano, ridendo, Mao lasciò il braccio di Rei, squadrò il ragazzo, batté le mani ed esclamò, mandandolo in brodo di giuggiole: ‹‹Mio eroe!››

‹‹Hey, qualcuno stacchi quei due polipi! …Per favore!››

 

 
(fine capitolo III)

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