Fanfiction - I miei sogni no
Ho deciso di riportarmi in pari con la pagina che ho su EFP; finalmente ho abbastanza tempo da perdere riuscirci senza combinare guai per la fretta. E ormai ho rinunciato all'idea di tradurle...
Se volete lasciare un commento, benvenuti <3 potete anche curiosare su EFP cercando Mirtle.
Updating my lj with the most recent (and not so recent) fanfiction I've written... yes, I know I said that I would translate the shorter ones, but I simply can't find the time and will to do so ^^; The fact is, I keep on writing and writing and writing new things; I barely have the time to type and publish them in Italian. I would need a serious absence of inspiration to turn to translation...
So, I apologize *bows*
I miei sogni no
«Tu hai ogni genere di stranezze che ti frullano per la testa, figliolo… le avevo anch’io, quand’ero giovane come te, ma i sogni, figliolo, in questo angolo di mondo, finiscono in un boccale di birra.»
«I miei sogni no, papà. Coltiverò la mia terra, un giorno.»
Joe e Joseph Donnelly, “Cuori ribelli”
La terra è morbida. Il paletto affonda con dolcezza.
Abbiamo picchettato la nostra terra.
La nostra terra.
La mano di Joseph stringe ancora per un attimo il legno, poi si apre.
Nell’aria polverosa, fra le grida e i nitriti dei cavalli, i nostri abiti sgualciti e infangati ci confondono con gli altri avventurieri; si fatica a vedere… ma che importa? Joseph è disteso sul prato. Joseph respira.
E mi guarda.
Dio, grazie! I suoi occhi hanno smesso di allontanarsi. Nelle sue guance torna colore.
Mi appoggio a un braccio e ricambio il suo sguardo, poi mi torna in mente Steven.
Steven ha cercato di ucciderlo; mi avrebbe avuta anche al prezzo dell’assassinio. Ma non me l’ha sottratto e ora, per sua estrema umiliazione, è il sorriso un po’ storto e rassegnato di un contadino a ricevere la mia promessa. Sì. Ce l’abbiamo fatta. Ci sei riuscito, Joseph. Hai la tua terra… e avrai me.
All’improvviso me ne rendo conto: è finita.
I travagli, le speranze e l’incertezza dei giorni irlandesi non esistono più. Siamo in Oklahoma, vincitori.
E’ il momento prezioso del giubilo, quando il trionfo è ancora fresco e dorato, non guastato dalla quotidianità.
Addio Irlanda, addio mia infanzia. Mai come ora vi sento lontane.
Chissà, forse tornerò, un giorno. Con Joseph. «Io appartengo all’Irlanda!» mi gridò quel giorno, indignato. Vagare fianco a fianco nelle nebbie, sulle piane verdi, col vento che ulula dalle fessure delle scogliere... Ma offriranno i miei il viaggio ― non voglio di nuovo portarci sfortuna.
Rido un poco.
Joseph, che carezza leggermente l’erba piegata, inarca le sopracciglia.
Ah, il suo sorriso.
Lui sarà il mio amore in terra straniera. Nella nostra terra, dove gli alberi crescono in riva al fiume e l’erba è pettinata dal vento, proprio come avevamo desiderato quella notte, sotto la coltre di Natale, costruiremo il nostro futuro. Ed io entrerò nella sua casa come sposa.
Ah, come aborrivo l’idea del matrimonio, una volta! Ci sarebbe stato Steven all’altare. Ma ora non più.
E posso già immaginare la reazione di mia madre: «Sposarlo? Quel Donnelly?»
E la mia risposta, seria: «Proprio così.»
«Ma… e Steven?»
«L’ho scaricato.»
«Oh, Signore.»
«Mamma, non essere così melodrammatica.»
«Shannon, cara, io smetterò di esser melodrammatica quando dirai che è tutto uno scherzo.»
Allora eccomi scodellare una qualche battuta salace sul fatto d’aver vissuto con Joseph per mesi.
Rido ancora, stendendomi sul prato.
Sono moderna? Vivo in America? Qui tutto è possibile! E qui vivrò, insieme all’uomo che amo, affrontando le difficoltà che verranno con la consapevolezza di non aver tradito i miei sogni.
Questo mi ripete Joseph, mentre il vento strappa dalle mie mani il pomposo velo della mamma, e io rido.
Ecco, sono arrivata alla fine del viaggio.
O, piuttosto, all’inizio.
FINE